Matteo Bittante

Vicolo allo specchio 1

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Stefano Fardelli

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DanceHaus Company

Uno spettacolo di Stefano Fardelli

Con la partecipazione dei giovani danzatori di DanceHaus

produzione: DANCEHAUSpiù / Associazione Culturale Excursus Onlus

In questa creazione del giovane coreografo Stefano Fardelli, commissionata dall’Attakkalari Centre of Movements Arts di Bengalore e supportata dall’ Ambasciata Italiana di Mumbai in India, i Dzlinksdz del titolo sono i cavi elettrici che attraversano il cielo nelle città indiane, connettendo i vari palazzi tra loro ed in qualche modo, idealmente, anche le vite delle persone che vi vivono all’interno. La notte, le strade sono illuminate da pochi lampioni e l’asfalto di un colore biancastro sembra lo schizzo di un dipinto in bianco e nero...Sono solo alcune delle immagini impresse nel ricordo del coreografo durante i suoi soggiorni indiani che ora rivivono sulla scena come ricamate in un arazzo di corde colorate che tagliando lo spazio in modi e livelli diversi disegnano una tela complessa davanti agli occhi dello spettatore. 25 giovani danzatori attraverso i loro corpi entrano in connessione con questo labirinto sperimentando nuove connessioni, trasformando il proprio corpo in materia conduttrice, riscoprendosi al centro di legami inscindibili.

Teatro Franco Parenti

29 Novembre - Ore 20.30

Artedanzae20 

Festival Exister_17

FASTIVAL di DANZA CONTEMPORANEA 

a cura di  Annamaria Onetti

Il festival Exister è parte di DancehausPiù 

progetto di promozione danza 

L'edizione 2017 del Festival Exister è dedicata a Marta Ruiz, coreografa colombiana che ha lavorato diversi anni a Milano contribuendo alla nascita di ArtedanzaE20.

La danza che cambia 

La danza che genera relazioni fra lo spazio e i corpi.

Lo spazio che diviene contenitore e contenuto per una ricerca artistica profonda.

Stefano Fardelli

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DanceHaus Company

Uno spettacolo di Stefano Fardelli

Con la partecipazione dei giovani danzatori di DanceHaus

produzione: DANCEHAUSpiù / Associazione Culturale Excursus Onlus

In questa creazione del giovane coreografo Stefano Fardelli, commissionata dall’Attakkalari Centre of Movements Arts di Bengalore e supportata dall’ Ambasciata Italiana di Mumbai in India, i Dzlinksdz del titolo sono i cavi elettrici che attraversano il cielo nelle città indiane, connettendo i vari palazzi tra loro ed in qualche modo, idealmente, anche le vite delle persone che vi vivono all’interno. La notte, le strade sono illuminate da pochi lampioni e l’asfalto di un colore biancastro sembra lo schizzo di un dipinto in bianco e nero...Sono solo alcune delle immagini impresse nel ricordo del coreografo durante i suoi soggiorni indiani che ora rivivono sulla scena come ricamate in un arazzo di corde colorate che tagliando lo spazio in modi e livelli diversi disegnano una tela complessa davanti agli occhi dello spettatore. 25 giovani danzatori attraverso i loro corpi entrano in connessione con questo labirinto sperimentando nuove connessioni, trasformando il proprio corpo in materia conduttrice, riscoprendosi al centro di legami inscindibili.

Susanna Beltrami

Wakening the Sleeping Beauty

Da un’idea di Susanna Beltrami e Alessandro Chiarato
regia e coreografia di Susanna Beltrami 
con i danzatori di DanceHaus e i solisti della Compagnia Susanna Beltrami 
creazione Musicale a cura degli studenti del corso di Sound Design, IED Milano con la supervisione di Paolo Solcia
elementi scenici e costumi a cura degli studenti del corso di Interior Design, Specializzazione in Scenografia degli eventi, IED Milano con la supervisione di Roberto Muscinelli e Gianluca Di Muzio   
luci Gianluca Di Muzio
drammaturgia Lorenzo Conti 
assistenti di progetto Jole Lombardini, Jacopo Panfili, Luca Prandoni, Penelope Vaglini 
Produzione: Associazione ContART / DanceHaus 
in collaborazione con DANCEHAUSpiù  

Sulla scena i solisti della Compagnia Susanna Beltrami, affiancati da un “ensamble” di 40 giovani danzatori, dialogano con le partiture originali del suono, della luce e dell’oggetto realizzate dai giovani scenografi e sound-designer provenienti dalla Scuola di Design. Lo spazio scenico è un sistema chiuso e opprimente, quello di una “classe” in cui l’uomo è gettato sin dal suo primo gemito in una popolazione di esseri-automi più o meno simili a lui. Non curanti delle conseguenze delle loro azioni gli automi di questa “classe” reiterano gli stessi gesti come in una catena di montaggio e i loro piedi e i loro banchi affondano infatti su una distesa di rifiuti che viene alimentata incessantemente da uomini-spazzini. È questo il prologo senza ritorno alla deflagrazione di ogni ingranaggio che spinge l’uomo a ribellarsi, ma incapace, piomba nel caos e le parole si trasformano in grida crudeli, lamenti disperati e gesti disorganizzati. L’uomo realizza allora di aver tradito il patto con la natura e di aver interrotto le tradizioni ancestrali che regolavano il suo rapporto con essa. La vita che la natura può ora elargire è lotta e quel che nella lotta è in gioco è la vita stessa. Solo attraverso l’ibridazione del gesto umano e un ritorno alla natura l’uomo può riscoprirsi parte di un sistema più grande. Ha così inizio un rito iniziatico che coinvolge tutti e dalla scena si proietta sul pubblico alla ricerca di una nuova gestualità, di un nuovo alfabeto. 

Milano - Via Legnone 56 Lombardia Italy - info@artedanzae20.com